Prefazione di Loris Arbati

La Cruz Lezcano non finisce mai di stupire. Quando esce una nuova raccolta di poesie o di racconti c’è ancora qualcosa da scoprire di questa poliedrica artista, che spazia con grande naturalezza dalla poesia, alla pittura, alla narrativa. Credo che se volesse, essendo dotata di carattere e volontà forte, potrebbe emergere in qualsiasi settore artistico.
Un vulcano di energia, di curiosità, affetta da bulimia di conoscenza per un viscerale innato bisogno, quasi una dipendenza, di spaziare nel – nuovo -, che sfocia nell’esigenza di esprimere, di comunicare. Oserei dire che per lei il bisogno di condividere con il lettore, quanto la sua mente e il suo cuore pensano, è essenziale, irrorandolo coi suoi versi. Quasi una necessità vitale. Non ho utilizzato a caso il verbo – irrorare -, giacché la sua è una poesia liquida, che scorre colmando ogni pertugio. Definirei i suoi versi: generosi, moderni nella loro arcaicità – le poesie non hanno età -, intimi, coinvolgenti ed accoglienti, confortanti e passionali, utili strumenti di riflessione in quanto educativi, filanti e schietti, alla portata di tutti. Del suo scrivere amo la gioia di vivere, la difesa della natura, la ricerca del vero, l’amore per l’essere umano – ossessivamente rispettato -, la lealtà verso la poesia altrui, il continuo sottolineare l’importanza dei valori dell’essere, ultimamente abbastanza annacquati. Per questa ragione si coglie, anche se marginalmente, il disagio, la sofferenza corporale nell’incontrare l’ipocrisia, il menefreghismo e la prevaricazione. Si distingue nel panorama letterario per la sua forza di – penetrazione -, il fuoco poetico che trascina il lettore con estrema facilità, accompagnandolo con grazia e leggerezza alla ricerca, non solo della bellezza – intesa come novità -, delle emozioni e della conoscenza di se stesso.
Leggendo i suoi versi ci si spoglia delle pesantezze quotidiane, delle delusioni, della fatica di vivere, restando nella nudità del vero, del giusto, del condivisibile.
Nei libri della Cruz Lezcano riscopro il – caldo romanticismo latino-americano – delle sue origini, la vivacità dei colori che la accompagnano tipica degli scrittori-poeti caraibici, come Neruda, Borges, Llosa, in particolare la Loynas.
In questa raccolta di poesie la sua creatività si è spinta fino ad attingere, non so bene se dall’opera che rese immortale Richard Wagner o direttamente dal romanzo di Joseph Bédier, alla mitologia celtica che narra la tormentata e struggente storia d’amore tra Tristano e Isotta, – trasponendola – ai giorni nostri, ambientata a Bologna.
L’incontro d’amore (e le future traversie) tra i due personaggi sono già presenti nella poesia “Inizio” …il magico momento rompe le distanze…per due che non sanno come stare insieme. (ogni storia d’amore deve trovare la giusta collocazione, il proprio equilibrio). L’amore prende forma in “Sei reale” …devo toccarti ne ho bisogno…sei luce! Sei vita! (storia d’amore drammatica – senza età – simile a tante, collocabile in qualsiasi epoca).
Amore esaltato nella poesia che da il titolo all’opera …Tristano e Isotta, che per amore, rinascono in eterno… L’autrice li vede incamminati verso San Luca, tra dialoghi struggenti. Poi, inaspettatamente, li fa transitare nel buio della morte, alleggerito – dal lieve batter d’ali di farfalla -. Ed eccoli in treno, stanno viaggiando ad est …pietra arenaria, sono tra le tue braccia, friabile sulla tua pelle… diretti, – in autunno -, al mare di “Rimini”. In un verso di questa poesia trovo tutto l’afflato poetico di Yuleisy (permettetemi la confidenza!) …mi hai fatto sognare di essere onda per infrangermi contro il tuo corpo… (li immagino seduti sulla sabbia davanti all’ingrigito mare). In “Ti amo” Isotta (Yuleisy) e Tristano (il lettore) …si danno, completamente perduti…contro gli ostacoli abbattuti…scansano continuamente il morire… Li fa poi viaggiare nell’entroterra Romagnolo da Sant’Arcangelo a Forlimpopoli, direttamente a casa dell’Artusi, per assaporare il piacere del buon cibo e del buon vino (fondamentale in una intensa storia d’amore). Ma tra loro il dubbio e la paura aleggiano in “Ancora” …stai in me e sorgi in questa tacita malinconia… Seguono poesie dove gli amanti si guardano (dentro). Mentre in “Dubbi di lontananza” la separazione li porta a gelosie, possibili infedeltà, mancanza di fiducia …che vantaggio trovi nelle ingiurie? Nel racchiudere l’amore alla luce?… Poi l’amore prevale in “Farò di te”, Isotta …voglio liberarmi e liberarti con l’emozione di trovarci svegli nello stesso sogno… e in “Navigami dentro” …se vuoi trovare il mio nome navigami dentro…
Infine il terribile distacco, ben descritto in “Canzone d’amore”. In “Una seconda morte” Tristano, ferito a morte, inutilmente urla …Isotta! Isotta!… (in questa poesia sento nell’autrice, al pari di Isotta, la sofferenza fisica. La penna – i tasti ahimè! – diviene pesante, a fatica prosegue. Non le rimane, in “Senza fine”, far pronunziare a Isotta … mai e poi mai finirà questo annegare in te…per sempre…
Il ricordo dell’amore che rimane nella memoria della pelle. Il vivere nell’altro. …vorrei…vorrei…vorrei… La vera forza dell’amore si misura nella mancanza del compagno. (nella poesia della Yuleisy troverete sempre – una via d’uscita – dal dolore).
(La parola chiave della silloge, unita ad amore, è – sognare -).
Insieme compongono un connubio imprescindibile in “Sognai per vivere”.
Mentre sono in “Discordie” gli onnipresenti battibecchi tra innamorati. L’opera prosegue con una serie di struggenti poesie imperniate sui ricordi e i rimpianti di Isotta, da “Io c’ero e anche tu” fino a “Nuove nascite”. Cascando a piè pari in “Intreccio” …dal doppio angolo del tempo…la realtà…è quella di una Isotta sposata, triste e isolata…dove la passione più spinta è quella di sognare di essere… Inevitabile “Destino” dove l’autrice descrive un verso pregno di verità …non si dica che il destino si è commosso perché in aspre dissonanze e stridori ha gettato le nostre anime in falsi amori… In “Interrogativo” la malinconica rassegnazione di Tristano. In “Nudità dell’anima” il rimpianto di Isotta…se il suo amore fosse stato meno forte… Distrutta, i nervi in pezzi, in “Statue spaccate” giunge perfino ad incolpare dei suoi mali del suo dolore l’amato. Lui, incolpevole …le tue parole sono come pietre…
Isotta in “Apparentemente dormendo” si cheta Ti ho dipinto per ore…dipinto e ridipinto…Qualcosa di insolito stava accadendo… e in “Soffio di eternità” …ti accompagno e ti lascio sulla tomba di un sogno amoroso… Tristano, lontano, in “Consapevolezza” vagola rassegnato alla morte …in un passato non più abitabile…in queste mani mie che ti hanno spogliata. Intanto in “Nuova vita” lei …torno indietro…torno! Apro la porta della mente!… e prosegue in “Voglio viverti” …torno per essere meno fragile ma più vera… corro…arrivo… Ma è tardi, oramai.
Quando l’autrice mi chiese di fare la prefazione a quest’opera pensai (nonostante, come ho scritto, da Yuleisy posso aspettarmi di tutto) – non è strano che abbia scelto un opera letteraria romantica, è il suo pane, ma Tristano e Isotta così drammatica non me l’aspettavo –
La risposta è nelle ultime due poesie. Come pensavo l’autrice addolcisce (un po’) il triste epilogo di Bédier descrivendo positivamente i poli contrapposti,
– nella “Solitudine”, che Isotta definisce …è il meglio che ho sofferto, è tranquilla…
– “Senza orizzonte”, che chiude la silloge con un monito: – l’amore va vissuto sempre non possiamo permettere che nulla (e nessuno) si frapponga – l’amore è:
…contatto…le foglie chiedono radici…
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